Il volto di Pasolini

Von: Massimo Daviddi

In seinem fünften Buch, Il volto di Pasolini, stellt sich Massimo Daviddi Fragen über sich selbst, und er stellt in seinen kurzen poetischen Prosastücken auch Fragen über das Leben, das Leiden, die Erlösung, den Tod –Fragen, die er an die Leserschaft weitergibt. Antworten oder Lösungen finden sich nicht, dafür Sätze, die sich an den Alltag mit seinen An- und Abwesenheiten, mit dem Geräusch und der Stille halten. Durch einen «Riss» sieht man auch die titelgebende Figur, Pasolini, mit einem «Gesicht aus Knochen», das die Zeit geformt hat, dieser Faden, der alles zusammennäht. Wir alle sind aufgefordert (oder dazu bestimmt?) «zu verlangsamen, ein anderes Gesicht zu zeigen» – diese Lektüre ist eine Einladung, innezuhalten und zu beobachten, um (uns) zu verstehen. (mi Übers. rg)

prefazione di Tiziano Rossi

«Il signore di fronte controlla quanto ha mangiato il suo cane e pulisce la scodella, una cura quasi ossessiva; la zuppa è ancora calda? È rimasta acqua da bere? I croccantini – l’animale ne è goloso – meglio fare finta di niente? Intanto Black invecchia, nessuno saprà delle malattie dell’altro e questo è così, non c’è età per la morte, né un’idea per prepararla. Accade e basta.» Massimo Daviddi ci viene incontro con un nuovo libro, denso e molto bello, che conferma la sua maturità di poeta e che si presta davvero a più prospezioni. In queste brevi, trepide prose, l’autore affina ulteriormente la scrittura “ascetica” che gli è propria (il termine *Spogliazione*, titolo di una delle sezioni, potrebbe anche assurgere a simbolo più inclusivo): la paratassi sapiente, le frasi scorciate, le sospensioni della voce, le immagini concise sanno infatti generare – nella loro contiguità – impreviste accezioni. E si impongono sequenze che coincidono con la progressiva messa a fuoco dei soggetti inquadrati, capaci di attingere una sorta di eroismo povero (anche i conforti hanno una veste sobria). Naturalmente il non detto svolge qui un ruolo importante, producendo talvolta momenti criptici, che tuttavia si spiegano con l’impossibilità di esprimersi per verba quando la commozione vince e stringe la gola o quando la verità risulta inafferrabile. (Dalla prefazione di Tiziano Rossi) (La Vita Felice)