Il silenzio degli operai

Von: Massimo Daviddi

Nach Zoo persone (Ulivo, 2000) und L’oblio sotto la pianta (Casagrande, 2005) legt der dritte Band von Massimo Daviddi eine ausgewogene Mischung von Poesie und kurzen Prosatexten vor. Der Dichter bevorzugt die Kurzform und erforscht so seine Hauptthemen im Verlauf mehrerer Texte aus verschiedenen Blickwinkeln. Tiziano Rossi bezieht sich in seinem Vorwort auf das Gesamtwerk Daviddis und sagt zu Recht, es drehe sich um »ein gemeinsames Schicksal«. Auf diesen Seiten pulsiert der Herzschlag einer vielgestaltigen Menschlichkeit, verbunden mit den Erfahrungen des Lebens, das nie glatt verlaufen kann: »so lebt man, immer, immer auf der Lauer / auch wenn es uns nicht so scheint«. (mf, Übers. rg) 

Il silenzio degli operai

presentazione di Tiziano Rossi

Ecco dunque la persistenza, ora inquietante ora rassicurante, degli oggetti e la loro singolare autonomia rispetto al nostro esserci e pensare, perché quelli «non sanno cosa sia l’obbligo della ragione»; la forte connotazione dello spazio fisico, spesso costrittivo, entro cui si stagliano i nostri gesti, e (coerentemente) la nostra parentela con la terra; la pregnanza di ciò che di primo acchito appare minuscolo, troppo elementare o superfluo, ma che a uno sguardo più attento si configura come denso cosmo; le virtualità celate in ogni particella del tempo («ogni giorno sembra avere una potenza») e la percezione, anche tormentosa, dell’hic et nunc; l’affiorare di parole che, pur nella loro casualità, ci rendono più vivi; la volontà strenua di rilevare, precisare, salvare quanto accade; le tracce della violenza urbana e il nostro costante – ma per lo più inconsapevole – correr pericolo («si vive così [...] sempre in agguato»). Tiziano Rossi