Corpo stellare

Von: Fabio Pusterla

Jedes Buch, sagte Valerio Magrelli, ist nichs weiter als eine Rakete in einem unbekannten Himmel, die unser Bedürfnis nach Trost kurzzeitig erleuchtet; dennoch kommt ein Moment, wo die glimmenden Flimmer, die ein Autor geduldig auf die Seiten niederlegt, einen Weg zeichnen, der die Stimme - da sie ihren glühenden Höhepunkt erreicht - befreit. Corpo stellare ("Sternkörper") ist das ausgereifteste, komplexeste und vollständigste Buch von Fabio Pusterla. Seine Geometrie ist perfekt, seine Lesbarkeit, nie banal, seine immer stärker von einer tiefsitzenden Opposition gegen jegliche Macht (politisch, biologisch oder deshumanisierend) geprägten Themen sind bemerkenswert. Die Fabio Pusterla eigene Musik hat sich allmählich verfestigt: Ihre Energie zieht sie zuerst aus einem Ort und einer geistigen Zugehörigkeit (auf der Spur von Giorgio Orelli und Vittorio Sereni), dann erweitert sich ihre Inspiration und ihre Geografie, in Richtung hoher Norden mit Bocksten [das im August 2010 in einer Übersetzung von Jacqueline Aerne beim Limmat Verlag erscheint], bis hin zur europäischen Dichtung eines Jaccottets oder eines Bonnefoys, mit Le cose senza storia . Die zwei vorherigen Bücher, Pietra sangue und Folla sommers , schienen (mit ihrem "alles überragenden" Dichter) das Risiko eines leichten Moralismus in sich zu bergen, doch Corpo stellare gibt sich keiner Selbstgefälligkeit hin, es ist ein von Beunruhigung und Gnade vorangetriebenes Meisterwerk, aufregend und gewaltig.

Corpo stellare
Un paese sommerso dall'acqua per costruire una diga – «La mia casa si chiama Resistenza e qui tendo l'orecchio / se mai da sotto suonasse qualcosa / un rintocco o un tintinno subacqueo»; la beffa archeologica dell'uomo di Piltdown – «Nei giorni dissipativi / negli anni di quadriglia e di trincea, / io sono la musica finta degli eoni, / un sogno d'avvocati e gesuiti»; la prima raffigurazione nota del volto femminile: la poesia di Fabio Pusterla fruga tra le eccezioni, le anomalie, gli scarti rivelatori. Sa che «lo sguardo fa male / se non mente» di fronte all'operaio caduto da un'impalcatura, all'ultimo viaggio dei maiali portati al macello, alle implorazioni e ai lamenti lanciati nell'etere o affidati a un messaggio infilato tra le pagine di un libro. Approda alle pietraie scoscese annusando con occhi di lupo magro il sole dell'alba che disseta i merli, si tuffa negli abissi marini per accogliere l'aereo che precipita e che «lento e deciso cala oscillando verso zone sconosciute, / traversa le alghe e i sargassi, / colonie di molluschi, torpedini, / trapassa le correnti, si conficca nei fondali / di sabbia e di roccia primaria, / giunge all'origine dei pesci progenitori / degli anfibi e dei rettili, / progenitori degli uccelli e degli angeli / e degli uomini smarriti». La nuova raccolta di una delle voci più amate della poesia contemporanea affonda nelle sue radici e spicca il volo.