Argéman

Von: Fabio Pusterla

«[...] un cammino che continua tuttavia» («ein Weg, der gleichwohl weiterführt»): so liesse sich der neueste Band Argéman («Schneezunge») von Fabio Pusterla zusammenfassen. Ein (ge)wichtiges Buch von über 220 Seiten, das jedoch von einem Missbehagen zeugt, wie es in einer neuen, noch unbewältigten Lage entstehen mag: «Einmal war alles schwieriger [...] / Jetzt sieht man vielleicht in meinen Augen / [...] eine fast gemeine Müdigkeit, / einen Schimmer Harmonie». In gewissem Sinne handelt es sich also um ein Übergangsbuch, wenn auch «typisch Pusterla», angefangen bei seinem dunkeln, mehrdeutigen Titel, der Überbleibsel, Widerstände und Grenzen in sich trägt. Fabio Pusterla spricht mit Yari Bernasconi über den Titel, die Textauswahl und über Widerständliches im Band und in seiner Rezeption. Im Übrigen ist die Leserschaft einmal mehr dazu angehalten, Verantwortung zu übernehmen: «Nein. Nein ihr Lieben, / Dies ist nicht lediglich Privatsache». (yb, Übers. rg)

Argéman
Argéman: sono lingue di neve perenni annidate in certi anfratti di montagna. Iris argeman è un fiore purpureo del deserto. Nahal Argeman è un villaggio in Palestina, che dalle alture guarda il Giordano. Intorno, terra bruciata, muri che chiudono territori feriti. Sono richiami lontanissimi, neve alpina e sabbia orientale, passaggi stringenti. Piccole porte dove si affacciano volti e paure, domande che lacerano. [...] La voce del poeta viaggia a ritroso, contro la corrente, verso la sorgente, per reinventare il suo dovere di memoria; perché nel dialogo profondo e muto tra la poesia e i suoi lettori, ha ricordato Pusterla ricevendo il Premio Napoli, in questo riconoscerci uguali davanti al mistero della bellezza, risiede forse la nostra estrema possibilità di strapparci alla pura biologia, alla pura causalità, alle forze cieche. (Dalla presentazione del libro)