Queste "poesie grammaticali" di Giovanni Orelli sono una festa della parola e dell'intelligenza, del cuore e della poesia. Come recita uno dei versi dell'_Eterno imperfetto_, "di grammatica un poco fa più belli". Giocando con le parole, mettiamo a nudo le giunture e le trappole del nostro linguaggio, verifichiamo la nostra capacità di cartografare la realtà e dar voce alla nostra esperienza, saggiamo le molteplici stratificazioni della lingua, dalle cantilene infantili alla grande poesia, dai proverbi meccanicamente incrostati nel pensiero alle fragili folgorazioni dell'assoluto. Per non dire dei lapsus e dei calembours che s'aprono sui crepacci dell'inconscio. Giocando con tempi verbali e preposizioni, anacoluti e ablativi assoluti, avverbi e prefissi, possiamo esprimere in leggerezza e al tempo stesso in assoluta serietà gli affetti più cari, far vedere i paesaggi interiori ed esteriori, sondare i misteri e i dolori del mondo. Danzare tra il finito e l'infinito. Attraverso i paradossi e l'allegrezza condivisa dell'_Eterno imperfetto_ Giovanni Orelli ci regala un'imprevedibile e saggia grammatica del vivere, dove le regole si possono - e qualche volta si devono - trasgredire.