Le Corbusier fece un viaggio attraverso Germania, Boemia, Austria, Balcani, Romania, Bulgaria, Ungheria, Istanbul, Atene, fino al Monte Athos, per poi tornare in Svizzera attraverso l'Italia. Chiamò l'esperienza _Voyage d'Orient_. Perché non raccontare il viaggio cento anni dopo, ripercorrendolo? Se lo è chiesto Flavio Stroppini sfogliando i «Cahiers de voyage». Linee, parole, nomi di città. L'autore ha capito che doveva ripercorrere quelle tracce. È partito con uno zaino convinto che aver letto romanzi d'avventura sarebbe stato sufficiente. Non è andata proprio così. Mesi seguendo una guida di cento anni fa. Perdendosi e ritrovandosi. Stroppini scrive: «È questo il viaggio. Sorprendersi continuamente, cambiare mezzi, arrangiarsi. Sono leggero, libero, vivo. Non mi trascino più. Galleggio». Guida? Romanzo? Forse racconto in viaggio. L'autore mescola il quotidiano con i ricordi, appunti di Le Corbusier con i suoi. Luoghi, persone, sensazioni. Paesi dove il tempo si è fermato e metropoli, monasteri e paesaggi mozzafiato. Ovest-Est-Ovest. Andata e ritorno. Seguendo Le Corbusier, ma con occhi diversi. Dice Stroppini: «Non sono un architetto. Mi affascina l'architettura. Racconto storie».
(Dalla presentazione del libro)