Maiser

Von: Fabiano Alborghetti

Der 1970 in Mailand geborene Dichter Fabiano Alborghetti bleibt in seinem sechsten Werk seiner speziellen Idee einer lyrischen Erzählung treu, die einem empirischen Ansatz der Sozialanalyse entspringt. Der Titel Maiser nimmt Bezug auf ein schweizerdeutsches Wort und heisst «Mais-Mann»: Bruno, der in den 50er Jahren aus Umbrien ins Tessin auswanderte, ist die Hauptfigur dieses Romangedichts. Von der Nachkriegszeit bis heute rollt es die Geschichte dieses einfachen und würdevollen «normalen Mannes» und seiner Familie auf, hin- und hergerissen zwischen zwei Ländern. Die Geschichte dieses Einen erinnert uns an die vergessene Geschichte so vieler in einem Buch, das auch die textbegleitenden Elemente, vom Cover bis zu den Erklärungen am Ende des Buches, sorgfältig gestaltet. (sl, trad. rg)

Maiser
“E dicendo di quell’uno / di quanti altri avrai parlato?”: si chiude così il _romanzo_ in versi di Fabiano Alborghetti, che mette in scena la storia di un “uomo normale” (così l’incipit), di una “vasta famiglia”, di una lunga porzione di secolo. Dall’_uno_ agli altri, cioè dalla vicenda _individuale_ alla storia collettiva, e un tempo si sarebbe potuto aggiungere dalla coscienza individuale a quella di classe, questo libro coraggioso prova a mettere al lavoro la poesia sul piano inclinato della narrazione sociale. Romanzo/poema in controtendenza, Maiser conduce allo spasimo la cifra di una scrittura già testimoniata dal precedente percorso del suo autore: da _L’opposta riva_ (2006), con i suoi clandestini senza nome braccati dal destino, agli orrori quotidiani di _Registro dei fragili_ (2009), Alborghetti ha sempre affondato i suoi strumenti poetici nella realtà più bruciante. Ora, un’identica ustione si prolunga nei decenni della storia italiana novecentesca, negli “sguardi lupeschi” e disperati degli emigranti del Sud. Come sempre, “dinanzi alla vita, anche quella più storta”. (Dalla nota di Fabio Pusterla)