La grande veronica

Von: Oliver Scharpf

Auf dem Buchumschlag spannt sich das Gitternetz eines Tennisschlägers vor dem Gesicht von Gabriela Sabatini, Tennisstar Ende der achtziger Jahre. Das Gedicht, im Querformat über eine Doppelseite gedruckt, besteht aus fünfzehn Strophen, deren Kadenz an Kerouac denken lassen. Ein oft frohlockender Fluss aus Assonanzen und Binnenreimen, Zitaten und Bildern, prägenden Erinnerungen und entscheidenden Momenten. Flashes – oder besser: Asse – aus einem einzelnen Vers setzen Akzente «um mit der Poesie etwas Sport zu treiben», wie schon in Uppercuts (Mobydick, 2004) und La durata del viaggio dell’oliva dal martinicocktail (PeQuod, 2007). Aber auch – wesentlicher – weil es manchmal «tatsächlich um Leben und Tod geht». (rd, Übers. rg)

La grande veronica
«[…] nel tennis, la veronica, è un colpo-eccezione, ma che non si può fare altrimenti; non è perciò una ricerca dello spettacolo fine a se stesso, ma una specie di necessità spettacolare. Infatti, si fa una veronica se si è un po' sbilanciati a rete, leggermente in ritardo, e un po' ai margini del campo. È perciò anche una metafora a un certo punto della propria vita. In concreto però, si tratta di un poema. E a dirla tutta, dico poema, quasi come se dicessi una parolaccia, ma questa è la forma adottata per narrare questo colpo tennistico […]». (Quarta di copertina)