La forza prigioniera

Von: Anna Ruchat

Anna Ruchat nimmt in ihrem fünften Gedichtband La forza prigioniera zwei Motive auf, die typisch sind für ihr Schaffen: einerseits Geschichten aus der Familie und dem Zuhause, die oft von Schwierigkeiten und Schwermut geprägt sind, andrerseits ein ununterbrochenes Zwiegespräch mit den Toten und mit dem Tod. Die Vorstellungwelt des Buchs steht von Anfang an unter dem Zeichen Celans, mit dem Leitmotiv des Trauerns und den häufigen Bildern der Nacht oder des Steins. Die Gedichtzeilen sind von Leerräumen durchzogen und stufenförmig gebrochen. In bald tragischem, bald elegischem Ton erkundet Anna Ruchat die komplexe Dialektik zwischen «Gold und Vergessen», Erinnerung und Verschwinden, Sagbarem und Unsagbarem. (lc Übers. rg)

«… Se teniamo presenti i legami della chimica come quell’insieme di forze che si stabilisce fra atomi di specie diverse o anche identici in grado di consentire la formazione di molecole, allora dobbiamo convenire che i legami sono indispensabili. Ma ogni legame prevede un vincolo, una sorta di stretta che il più delle volte è disposta ad allentarsi a tal punto da spezzarsi. In un legame, si chiede all’altro di legarci alla sua vita. Legami significa lègami. Quello che spesso mi turba dei legami è il fatto che ricordano i cordoni, e dall’ombelico all’inconscio passa un niente. Ci nutrono. E nello stesso tempo ci chiedono qualcosa in più. In qualche modo ci ricattano. Anche spezzati continuano a legarci. Raggiungono le sembianze di radici. Le radici di Anna Ruchat attraversano l’aria. Ogni verso sembra ripercorrere il cammino dei legami. Anche quando la morte vorrebbe dichiararne la fine. La parola mantiene la promessa: chiamare per nome ciò che esiste per sempre. Leggere è avverarsi». Dalla nota di Domenico Brancale. (Presentazione del libro, Passigli Editori)