La casa vuota

Von: Yari Bernasconi

La casa vuota (Marcos y Marcos, 2021), der neue Lyrikband des Tessiner Dichters Yari Bernasconi, folgt dem existenziellen, hermeneutischen und literarischen Weg des Ich durch unsicheres Gelände, durch Schatten und Licht, zwischen dem trostlosen Bild von Trümmern und dem pulsierenden Leben der tierischen und pflanzlichen Wesen. In Prosa oder Versen mit ungleicher Silbenzahl, die sich durch Enjambements auszeichnen, schafft Bernasconi eine Poetik des Blicks, in der die Ruine auf das Ende hinweist, aber auch von der vergangenen Zeit zeugt. Die Dinge sind ein illusorischer Trost für die Vergänglichkeit des Lebens, die Natur hingegen bleibt als einzige, authentische Quelle des Staunens und der Lebendigkeit. (lp Übers. rg)

copertina di Luca Mengoni

> Ti seguo. > Siamo due punti di un bianco senza fondo. > I due brevi respiri di un immenso > polmone. Un orizzonte di macerie e tuttavia di speranze, di polveri dietro le quali balugina la luce: è questo lo scenario principale della poesia di Yari Bernasconi, che con *La casa vuota* corona un percorso già importante e significativo iniziato più di dieci anni or sono. La sua ricerca poetica si muove da sempre sulla duplice polarità dell’esperienza concreta e dell’esplorazione di una geografia e storia europee segnate dalla guerra e dalle rovine; e la Casa vuota che intona questo libro contiene in sé entrambe le armoniche, in un susseguirsi di crolli, apparizioni fantasmatiche, memorie e abbandoni. Lo fa con un linguaggio scabro, accuratamente controllato e attento alle risonanze più interiori delle parole e dei suoni, che appaiono sotterraneamente, senza esibizioni, e che conferiscono a queste poesie una musicalità particolare, sommessa e franta. Si sente, sullo sfondo, la grande lezione di Giorgio Orelli (di cui Bernasconi è notevole studioso) e la frequentazione assidua della maggiore poesia novecentesca. «Quello che dà vita / alla vita: l’incerto, l’impuro, l’impossibile»: due versi di Altra corrispondenza che sintetizzano molte cose, unendo la ‘porosità’ della materia con la necessità di quell’impossibile che si chiama speranza, forse utopia, e che spunta, ogni tanto, «sul bordo di una vecchia e sempre nuova / vertigine». (risvolto di copertina di Fabio Pusterla, Marcos y Marcos)

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