Fucile

Von: Odile Cornuz, Übersetzung: Carlotta Bernardoni-Jaquinta

Im Gespräch mit Valeria Versari führt Carlotta Bernardoni-Jaquinta durch ihren Übersetzungsprozess von Odile Cornuz’ Roman Fusil. Sie unterstreicht, mit welcher Meisterschaft die Autorin das Thema der psychologischen Gewalt angeht, in einer subtilen Sprache, die eher andeutet als offen beschreibt, und die sich zusammen mit den beiden Hauptpersonen entwickelt. Die Übersetzerin erzählt, welche Herausforderung es war, diese Feinheiten zu bewahren, und vor welche Aufgaben Odile Cornuz’ Buch sie stellte. Da sind zum Beispiel die Zeichnungen, die anstelle einer Kapitelüberschrift treten, oder die Wahl, Personen und Orte namenlos zu lassen, und so die universelle Gültigkeit des Romans zu bewahren. (vv Übers. rg)

Un fucile che incombe come una minaccia su una donna e un uomo incapaci di amarsi a lungo termine. Un barattolo di vetro in cui acchiappare qualche girino una domenica di primavera. Un paio di occhiali da sole e una bandana per un travestimento canino. Questi e altri oggetti – una moneta, un berretto, un monopattino, una pala, un guinzaglio… ma anche un filodendro e una trappola per topi – costituiscono la struttura dell’originale romanzo di Odile Cornuz che esplora le dinamiche e i segreti di una famiglia al ritmo dei ricordi, un episodio dopo l’altro. Con uno stile sobrio, intenso e pungente, Odile Cornuz sonda gli impenetrabili misteri della separazione amorosa, mettendo la materia al servizio della memoria. (Dalla presentazione del libro, Capelli)

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