Discorso senza un alito di vento

Von: Leopoldo Lonati

Aus 103 und einem Vierzeiler zusammengefugt, zeigt sich Discorso senza un alito di vento als ein Umherschweifen des lyrischen Ich auf der Suche nach einem Sinn, einer blitzartigen Offenbarung in einer verbrauchten und abgezehrten Welt, in der auch das Wort seine Lebendigkeit eingebüsst zu haben scheint. Vor einer Landschaft, in der die dunklen Töne überwiegen, bewegt sich der Dichter wie ein «Karawanentreiber», ein Reisender, der darauf wartet, dass ein Lichtschimmer ihn über die Nacht hinaus sehen lasst. In die Kürze einer geregelten metrischen Form schliest Lonati die Unsicherheit des Seins und bringt in seiner Lyrik auf wundersame Weise rhythmische Bewegung, starke Sprachbilder und dichten Inhalt in Einklang. (np Übers. rg)

«Da dove giunge la poesia di queste quartine? Possiamo certo tenere conto dei riferimenti biblici, delle inevitabili reminiscenze di altri poeti, delle epigrafi scelte dall’autore dalle quali si potrebbe risalire almeno a una parte dei suoi riferimenti filosofici, ma la caccia alle fonti non sarebbe di grande aiuto per rispondere a questa domanda. Considererei più attentamente la presenza frequente di dispositivi fonetici – rimici, allitterativi, anagrammatici – che ci inducono a pensare che buona parte del fascino di questi versi emani dalle profondità della lingua, dove giocosamente e non senza humour le parole convocano altre parole. Credo però che la vera risposta non sia diversa da quella che le quartine stesse danno alla domanda sulla genesi della poesia e che *Discorso senza un alito di vento* sia il frutto, nuovo e originale, di una pura e felice ispirazione». — (Dalle note di lettura di Renato Giovannoli, presentazione del libro Casagrande)