_A testa in giù. Per un’ontologia della vita in comune_ ci offre un breve e serrato percorso filosofico. «La scienza – scrive René Schérer nella sua prefazione – vi costeggia il mito in una genesi del senso entro cui si profilano le primizie di un’_Estetica generale_». Al di là del sapere di una scena governata dal potere stabilizzante dei suoi punti di vista, Jean Soldini avvista il _quantum_ di energia strutturante e destrutturante che è l’uomo _potentia_ della persona. L’uomo con le sue risonanze entro complessi di sonorità generate da una moltitudine di enti, di corpi che non cessano di divenire ciò che sono in virtù di un _conatus_, di una forza orientante che è già interezza della forma e che, simultaneamente, è tendenza alla forma a partire da se stessa. Il saper essere uomo non deve comportare solo il saper fare una persona col suo pensiero determinante, individuante, ma anche il saper riattingere all’uomo anonimo come le nuvole, le montagne, i mari, gli animali, ripensando a una bella espressione di Jean Arp. Ragione a-personale e personale, indeterminatezza pensante e ragione determinante, individuante. Ci vogliono entrambe per deviare da una fisicità anestetizzata, interamente contratta nell’immediatezza mercantile tardocapitalista col suo edonismo indispensabile alla sopportazione di una _vita comune_. Quest’ultima è incompatibile con ogni aspirazione a una _vita in comune_, con una _oikonomia_, con un’amministrazione della casa, dell’_oikos_, di _ciò di cui ci si sa servire_ (Socrate nell’_Economico_ di Senofonte) per la prosperità collettiva e per un piacere in comune che lasci spazio alla seduzione, al tirarci in disparte (_seducĕre_) di ciò che esiste, al suo condurci via dalla tristezza verso una sapienza, verso un sapore che è sollecitazione dell’intendimento.
(Quarta di copertina)